UN PO’ DI STORIA…

PER SAPERNE DI PIU’

Erodoto, storico dell’antica Grecia e viaggiatore, descrisse l’Egitto come ‘dono del Nilo’. Le immagini delle piramidi e della Sfinge, dell’antica Luxor e del fiume Nilo

colpirono la fantasia di molti viaggiatori dell’antichità attirandoli

sul posto anche molto tempo prima della nascita di Cristo. Faraoni,

dominatori greci, romani, arabi, turchi, inglesi: ognuno ha lasciato

un’impronta sul paese determinandone l’aspetto odierno.

Villaggi di mattoni sorgono accanto alle grandiose rovine dell’epoca

faraonica, a loro volta circondate da edifici di acciaio, pietra e

vetro. I beduini vivono in tende di pelle di capra e i contadini

lavorano la terra con i semplici strumenti utilizzati dai loro

antenati, mentre gli abitanti delle città vestono indifferentemente

lunghi abiti svolazzanti o jeans e Reebok e chi si trova immerso nel

traffico urbano deve vedersela anche con carretti tirati da asinelli e

da capre che circolano liberamente per le strade.

Il Cairo,

un’enorme metropoli brulicante di gente che risuona di clacson di

automobili, di mangianastri portatili e di muezzin che chiamano i

fedeli alla preghiera, è un insieme pittoresco di stridenti contrasti.

L’Egitto, però, non è solamente caos e rumore, ma anche il sogno di un

mare variopinto, di una silenziosa carovana di cammelli attraverso il

deserto o di una lunga e pigra navigazione sulle acque del Nilo.

LA STORIA DELL’EGITTO

La storia

dell’Egitto è legata inestricabilmente a quella del Nilo che fin dal

tempo dei primi insediamenti umani nella zona è sempre stato la fonte

della vita economica, sociale, politica e religiosa. Mentre le prime

comunità mantennero i contatti tra loro attraverso il fiume, altre

lottarono invece fieramente per conservare la propria indipendenza

dando vita alla formazione di tanti piccoli regni che finirono per

consolidarsi in due stati separati, l’uno esteso lungo la valle del

Nilo fino al delta, l’altro limitato alla zona del delta. Circa 5000

anni fa l’Alto e il Basso Egitto furono

unificati sotto il potere di Menes, fondatore della prima dinastia

reale. Più di 50 faraoni e 30 dinastie dovettero succedersi nei 2700

anni che seguirono prima che Alessandro Magno irrompesse sulla scena e

avviasse un lungo e ininterrotto periodo di dominio straniero.

Malgrado le imponenti testimonianze giunte fino a noi, dell’epoca dei

faraoni non si sa molto se non che erano considerati di natura divina e

regnavano su una società altamente stratificata. La prima piramide fu

costruita nel XXVII secolo a.C. e nel corso dei successivi 500 anni,

con il consolidarsi del potere dei faraoni, i templi e le piramidi

eretti per loro ordine diventarono sempre più grandiosi e imponenti.

Durante la IV dinastia, quando Cheope, Chefren e Micerino costruirono

le tre grandi piramidi di Giza, il potere monarchico aveva raggiunto il

suo zenit, ma tra il 2490 e il 2330 a.C., e cioè al tempo della VI e

VII dinastia, l’impero incominciò a frantumarsi e sulla scena egiziana

apparve una serie di piccoli principati. Venne fondata una seconda

capitale a Heracleopolis (vicino al luogo in cui sorge oggi Beni Suef),

la società fu organizzata secondo metodi feudali e l’Egitto fu

devastato dalla guerra civile.

Tebe (l’attuale Luxor) divenne sede di un

regno indipendente e con Mentuhotep II l’Egitto venne nuovamente

riunito sotto il potere di un solo faraone. Per i successivi 250 anni

il paese conobbe un periodo di grande prosperità, ma ben presto

ricominciarono i conflitti tra i nobili e i vari amministratori e

l’impero s’indebolì al punto che l’Egitto divenne facile terra di

conquista da parte di invasori stranieri. Gli Hyksos provenivano dal

nord est e governarono l’Egitto per oltre un secolo, prima di venire

cacciati. I 400 anni seguenti (dal 1550 al 1150 a.C.) videro la nascita

e la fioritura del Nuovo Regno sotto Thutmosi I, il primo faraone

sepolto nella Valle dei Re, cui successe la figlia Hatshepsut, una

delle poche donne regnanti nell’antico Egitto, e infine Thutmosi III,

il grande conquistatore che estese l’impero dei faraoni fino all’Asia

occidentale.

Amenhotep IV sconfessò la dottrina dei sacerdoti e prese il titolo di

Akhenaton in onore di Aton, il disco del sole nascente. Insieme alla

moglie Nefertiti fondò una nuova capitale chaimata Akhetaton dedicata

al nuovo dio (forse la prima forma organizzata di monoteismo). Il

genero di Akhenaton, Tutankhamon,

governò l’Egitto per soli nove anni e morì ancora ragazzo. Da quel

momento in poi il paese fu governato dai generali, tra i quali Ramesse

I, II e III e Sethi I che costruirono templi e monumenti grandiosi, ma

l’impero incominciò a disgregarsi e quando Alessandro Magno comparve

sulla scena nel 332 a.C. il paese era ormai in rovina.

Alessandro

fondò una nuova capitale che, modestamente, chiamò Alessandria. Sotto

Tolomeo I la città acquistò grandissima importanza. I Greci governarono

l’Egitto per 300 anni, ma il loro regno fu tormentato da continue

rivalità tra nobili, intrighi e omicidi.

Nel frattempo l’impero romano, in fase di grande espansione, incomincò

a guardare all’Egitto con crescente interesse. Tra il 51 e il 48 a.C.

l’Egitto era retto congiuntamente da Tolomeo XIII e dalla sorella

maggiore Cleopatra VII.

A Roma Giulio Cesare ordinò al suo rivale Pompeo di andare in Egitto

per tenere d’occhio i due fratelli, ma Tolomeo fece uccidere Pompeo e

bandire Cleopatra. Allora Giulio Cesare venne di persona in Egitto,

gettò Tolomeo nel Nilo, mise sul trono a fianco di Cleopatra uno dei

suoi fratelli, Tolomeo XIV, e divenne l’amante della regina. Nel 47

a.C. Cleopatra diede alla luce il figlio di Giulio Cesare e due anni

dopo fece uccidere il fratello. Cesare fu assassinato l’anno

successivo. Marco Antonio arrivò da Roma e s’innamorò di Cleopatra. La

loro storia durò dieci anni finché il Senato romano, che non vedeva di

buon occhio la cosa, inviò Ottaviano a cercare di far ragionare Marco

Antonio, ma quest’ultimo rese inutile l’intervento di Roma suicidandosi

nel 30 a.C. Il suo gesto fu seguito dal suicidio di Cleopatra. Da quel

momento l’Egitto divenne parte dell’impero romano.

Quando,nel III e IV secolo d.C., l’impero romano incominciò a crollare,

l’Egitto fu invaso dai Nubiani provenienti dal sud e da popolazioni

nordafricane provenienti da ovest. Più tardi anche i Persiani invasero

l’Egitto. Malgrado le guerre e una grande carestia, l’Egitto bizantino

conobbe un periodo di relativa stabilità fino al 640 d.C., anno in cui

gli arabi si presentarono sulla scena e con essi l’Islam fece il suo

ingresso nel paese. Nel luogo in cui oggi sorge Il Cairo fu fondata la

città di Fustat, sede di un governo alquanto instabile. Infine, al

tempo dei conquistatori fatimidi e sotto il regno di Al-Muizz, un greco

di nome Gawhar costruì la città di Al-Qahira (Il Cairo). Sotto i

Fatimidi il paese prosperò e Il Cairo divenne una metropoli ricca e

importante con edifici alti anche 10 piani.

Nell’XI secolo, al tempo delle crociate, i cristiani dell’Europa

occidentale s’impadronirono della Palestina e di gran parte dell’ormai

traballante impero fatimida. I Selgiuchidi, che abitavano la Siria,

inviarono un esercito in Egitto ove Salah ad-Din (Saladino) fondò la

dinastia degli Ayyubiti, fortificò Il Cairo e cacciò i crociati da

Gerusalemme nel 1187. Salal ad-Din mirava a rafforzare il suo potere in

Egitto e per questa ragione arruolò i Mammalucchi, mercenari turchi,

perché lo aiutassero in questa impresa. Ma la cosa gli si rivoltò

contro perché i Mammalucchi finirono per rovesciare la dinastia

Ayyubita e prendere il potere che detennero per due secoli e mezzo fino

a che, nel 1517, l’Egitto cadde nelle mani dei Turchi. Siccome gran

parte dei Mammalucchi era di ascendenza turca, i sultani turchi

ottomani che vivevano a Costantinopoli lasciarono il governo

dell’Egitto quasi totalmente nelle mani degli antichi mercenari e

tennero per sè solo il compito di riscuotere le imposte. Questo stato

di cose continuò fino a quando Napoleone invase l’Egitto nel 1798, per

essere poi subito cacciato dagli inglesi nel 1801, a loro volta

allontanati da Mohammed Alì,

un luogotenente del contingente albanese dell’esercito ottomano. Alla

sua morte, nel 1848, gli successe il nipote Abbas, cui successe il

figlio Said Pasha, al quale si deve l’inizio degli scavi del Canale di

Suez, aperto nel 1869 da Ismail Pascha.

Nel 1879, con la scusa del grave

indebitamento dello stato, amministratori francesi e inglesi si

installarono nel paese e l’impero britannico pose fine alla sovranità

che la Turchia conservava ancora sull’Egitto. Durante la prima guerra

mondiale l’Egitto si unì agli Alleati e dopo breve tempo gli inglesi

consentirono la formazione di un partito politico nazionale, il Wafd.

Re Fuad I fu eletto a capo di una monarchia costituzionale e nel corso

dei trent’anni successivi gli inglesi, i monarchici e gli attivisti del

Wafd si contesero il potere. Dopo la seconda guerra mondiale sette

paesi arabi, tra cui l’Egitto, fondarono la Lega araba, ma la guerra

aveva lasciato il paese a pezzi e la sconfitta subita nella guerra

contro Israele nel 1948 non fece che aumentare il caos. Nel 1952 un

gruppo di ufficiali dissidenti, guidati dal colonnello Gamal Abdel

Nasser, s’impossessò del governo con un colpo di stato in cui non venne

sparsa nemmeno una goccia di sangue. I francesi e gli inglesi si

dimostrarono riluttanti a cedere il controllo sul canale e occuparono

il paese. Gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica si trovarono d’accordo e

le Nazioni Unite inviarono truppe di pace mentre richiedevano agli

occupanti di andarsene. Nasser fu acclamato come eroe soprattutto dagli

arabi.

Tra la fine degli anni ‘50 e l’inizio

degli anni ‘60 Nasser si sforzò di unire l’Egitto, la Siria, lo Yemen e

più tardi l’Iraq enfatizzando la comune matrice araba e demonizzando

Israele. In seguito a mesi di crescenti tensioni tra Egitto e Israele,

lo stato ebraico il 5 giugno 1967 lanciò un attacco preventivo, dando

inizio a quella che verrà ricordata come la guerra dei sei giorni.

Israele fece piazza pulita dell’aviazione egiziana, occupò il Sinai, le

alture del Golan, la Cisgiordania e chiuse il Canale di Suez. Alla

morte di Nasser, avvenuta nel 1970, il vicepresidente Anwar Sadat lo

sostituì al potere e si dedicò al compito di migliorare i rapporti con

l’Occidente. Il 6 ottobre 1973 Sadat attaccò di sorpresa gli occupanti

israeliani del Sinai e, benché l’Egitto perdesse la guerra, la sponda

orientale del Canale di Suez fu inclusa tra i territori oggetto dei

negoziati per la sospensione delle ostilità. Nel 1977 Sadat fece passi

sostanziali per pervenire alla pace con Israele, consolidata poi con il

Trattato di Camp David del 1978. Israele acconsentì a ritirarsi dal

Sinai e l’Egitto riconobbe ufficialmente l’esistenza dello stato

ebraico. Tuttavia non si pervenne a una soluzione della questione

palestinese e nel mondo arabo molti ritennero Sadat un traditore. Il

presidente egiziano fu assassinato il 6 ottobre 1981.

Gli succedette il vicepresidente Hosni Mubarak,

rimasto a capo del paese da quel momento in poi. Mubarak ha sorpreso

molta gente per l’abilità politica di cui ha dato prova nel cercare di

dipanare la complessa questione palestinese e nel migliorare i rapporti

con Israele e allo stesso tempo con gli altri stati arabi. Con la

nascita del fondamentalismo nel mondo arabo Mubarak si è trovato

talvolta in una posizione scomoda, al punto da subire anche numerosi

attentati. Il leader egiziano non ha esitato a inviare 35.000 soldati a

combattere in Iraq al tempo della guerra del Golfo e, sebbene la guerra

fosse vista come un attacco degli imperialisti occidentali nei

confronti dei paesi arabi, l’impegno dell’Egitto si è dimostrato molto

utile al fine di migliorare i rapporti con l’Occidente.

Nel 1992 i fondamentalisti islamici

hanno iniziato una campagna di violenze e intimidazioni contro i

turisti e le forze di sicurezza egiziane. La metà degli anni ‘90 è

stata caratterizzata da tensioni con il Sudan per il territorio conteso

di Halaib, nonché da alluvioni di forte intensità nel 1994 e da una

serie di conflitti con i fondamentalisti, sfociati in un tentato

omicidio ai danni del presidente Mubarak nel 1995. Nel 1997 il massacro

da parte di militanti islamici di più di 70 persone, la maggior parte

dei quali turisti, ha scioccato gli egiziani e ha costretto migliaia di

persone in tutto il mondo a modificare i loro piani per le vacanze. La

successiva caduta del governo ha in qualche misura arginato la

violenza, e l’Egitto rimane un paese relativamente stabile – con un

basso livello di disoccupazione, una crescente alfabetizzazione e un

incremento della privatizzazione nell’economia – per i tempi che

corrono.

Mubarak è in prima linea nel proporre piani per risolvere il conflitto

israeliano-palestinese. I ministri degli Esteri di Egitto, Arabia

Saudita e Giordania hanno incontrato a Washington il presidente Bush,

il 18 luglio 2002, presentando un loro piano dettagliato sul Medio

Oriente che auspicava la nascita di uno stato palestinese a partirte

dal gennaio 2003, una costituzione scritta, un parlamento eletto e un

primo ministro. Tuttavia, venendo a mancare la necessaria condizione

del cessate il fuoco tra israeliani e palestinesi, qualsiasi piano di

pace resta inapplicabile.

Il 16 ottobre 2002 è stata inaugurata la rinata Biblioteca di Alessandria,

che potrà ospitare otto milioni di volumi di tutte le lingue e di tutte

le culture, orientali e occidentali. Determinanti sono stati i

contributi dell’UNESCO, delle donazioni arrivate da ogni parte del

mondo e il contributo delle università arabe. La biblioteca, oltre alla

conservazione dei libri di tutto il mondo, si pone anche l’obiettivo di

far maturare l’idea che la pluralità ideologica debba essere

riconosciuta all’Islam e nell’Islam.

Per la prima volta nella storia del paese una donna, Tahany el-Gebaly,

nel gennaio 2003 è stata nominata giudice della Corte Costituzionale.

Il conflitto iracheno ha il proprio sismografo nelle piazze del mondo

islamico. Il 22 marzo 2003 la polizia ha respinto con lacrimogeni e

idranti la folla che minacciava di mettere a ferro e fuoco l’ambasciata

americana e il quartier generale della Lega Araba, accusata di aver

preso una posizione insufficiente contro l’attacco all’Iraq.

Contemporaneamente, altri dimostranti hanno cominciato a gettare, dai

tetti della storica moschea Al Azhar, pietre e mobilio sulla polizia.

Ad Alessandria, il 30 marzo 2003, più di diecimila studenti delle due

Università hanno manifestato per far chiudere alle navi militari

angloamericane il Canale di Suez.

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